Cold ironing (Onshore Power Supply): speranza verde o sfida ardua per i porti italiani?

1. Cos’è cold ironing?

Il settore marittimo contribuisce in modo significativo alle emissioni di gas serra e di inquinanti locali. Durante le soste in porto, le navi mantengono accesi i motori ausiliari per alimentare illuminazione, aria condizionata, cucine e sistemi di sicurezza. Una nave da crociera può arrivare a consumare fino a 8–10 MW di potenza elettrica, equivalenti al fabbisogno di un piccolo quartiere urbano [2].

Per ridurre questo impatto, l’Unione Europea promuove il cold ironing o Onshore Power Supply (OPS): fornire energia elettrica dalla rete portuale alle navi ormeggiate, permettendo di spegnere i generatori a bordo. L’obiettivo è chiaro: abbattere le emissioni locali di SOₓ, NOₓ e particolato, migliorare la qualità dell’aria e ridurre l’inquinamento acustico.

Tuttavia, la sua realizzazione comporta sfide tecniche, economiche e normative. L’adozione diffusa richiede infrastrutture portuali potenziate, retrofit delle navi e coordinamento tra autorità e armatori.


2. Normativa e contesto regolatorio

Il cold ironing non è solo una scelta ambientale: in Europa è obbligatorio per i porti principali secondo le direttive UE. Le principali norme sono:

  • FuelEU Maritime (2023): stabilisce che entro il 2030 i porti della rete TEN-T devono offrire energia elettrica da terra per le navi ormeggiate [1].
  • AFIR (Alternative Fuels Infrastructure Regulation): promuove infrastrutture elettriche per navi e traghetti, con requisiti tecnici minimi e scadenze graduali per tutti gli Stati membri [1].
  • PNRR e Fondo Complementare in Italia: finanziano i porti italiani per realizzare infrastrutture OPS, con priorità ai porti crocieristici e ai terminal passeggeri [6].

Queste norme definiscono obiettivi chiari, ma lasciano margini tecnici e organizzativi che generano criticità. Ad esempio, non tutti i porti italiani hanno una rete elettrica sufficientemente potente, e non tutte le navi sono immediatamente compatibili. Il risultato è un gap infrastrutturale che rallenta l’adozione su larga scala [14][17].


3. Come funziona il cold ironing

Il cold ironing consiste nel fornire elettricità dalla rete portuale alla nave, sostituendo i generatori a bordo durante la sosta. In pratica, occorrono due interventi principali:

  1. Interventi sul porto
    • Realizzazione di cabine elettriche dedicate con trasformatori e sistemi di conversione per alimentare le banchine con energia a media/alta tensione.
    • Installazione di ponti di collegamento con cavi e connettori standardizzati (IEC/ISO/IEEE 80005).
    • Adeguamento della rete locale: potenziamento linee e sottostazioni per supportare picchi di 3–20 MW per nave.
    • Sistemi di sicurezza, monitoraggio e gestione della connessione per garantire continuità e sicurezza operativa.
  2. Interventi sulle navi
    • Retrofit ship-side: installazione di sistemi di connessione compatibili con gli standard OPS, trasformatori interni e cablaggi dedicati.
    • Adeguamenti ai sistemi elettrici della nave per poter ricevere energia esterna senza interrompere i servizi critici a bordo.
    • Test e certificazioni per assicurare compatibilità con il porto e conformità alle normative internazionali.

L’insieme di questi lavori richiede importanti investimenti sia sul lato porto che sul lato nave, tempi di realizzazione pluriennali e coordinamento tra autorità portuali, operatori energetici e armatori. Senza questo coordinamento, la diffusione del cold ironing rischia di restare limitata a pochi porti e navi, vanificando gli obiettivi ambientali [12][15].


4. I benefici attesi

Il vantaggio più immediato riguarda la riduzione delle emissioni inquinanti. Secondo la Commissione Europea, il cold ironing consente di tagliare fino al 98% di ossidi di zolfo (SOₓ), all’85–90% di ossidi di azoto (NOₓ) e al 70–80% delle polveri sottili (PM10 e PM2.5) rispetto ai motori accesi [2][3]. Questi inquinanti sono responsabili di malattie respiratorie e cardiovascolari che colpiscono in particolare le popolazioni urbane che vivono vicino ai porti.

A livello climatico, i benefici dipendono dalla fonte dell’elettricità. Se prodotta da fonti rinnovabili, l’alimentazione da terra può ridurre fino al 50% delle emissioni di CO₂ per nave ormeggiata [4]. Nel caso di Genova, uno studio dell’Autorità Portuale ha stimato che l’elettrificazione di un singolo molo crociere permetterebbe un risparmio annuo di oltre 30.000 tonnellate di CO₂ [5].

C’è poi il tema del rumore. I motori ausiliari in funzione generano livelli sonori superiori a 70 dB, percepibili anche nei quartieri limitrofi. La connessione alla rete elettrica elimina questa fonte di inquinamento acustico, migliorando la vivibilità delle città portuali.

Infine, il cold ironing può rappresentare anche un vantaggio competitivo. I porti attrezzati diventano più attrattivi per le compagnie di navigazione, soprattutto quelle che puntano a standard ambientali elevati. Non a caso, il PNRR ha destinato oltre 700 milioni di euro all’elettrificazione delle banchine italiane [6].


5. Le criticità

Nonostante i benefici, la strada verso una diffusione capillare del cold ironing è tutt’altro che semplice.

Il primo ostacolo è economico. L’installazione di infrastrutture OPS richiede investimenti ingenti: dai 20 ai 100 milioni di euro per porto, a seconda della dimensione e del numero di banchine [7]. A Civitavecchia, ad esempio, il progetto per 9 accosti è costato 81 milioni di euro [8]. Anche per le compagnie, il retrofit delle navi comporta spese rilevanti, stimate tra 500.000 e 2 milioni di euro per unità [9].

Segue la questione tecnica. Le richieste energetiche sono enormi: fornire 10 MW a una nave equivale a rifornire un intero quartiere cittadino. Questo implica la costruzione di nuove cabine elettriche, potenziamento delle linee di media e alta tensione, e spesso la necessità di rafforzare la rete nazionale locale.

C’è poi un problema di standardizzazione. Sebbene esista la norma IEC/ISO/IEEE 80005, non tutte le flotte sono compatibili. Alcune compagnie hanno già navi predisposte (ad esempio MSC e Costa Crociere), ma gran parte del naviglio mondiale necessita ancora di interventi.

Dal lato temporale, i progetti richiedono anni: tra studi, autorizzazioni, appalti e lavori si parla di 5–7 anni per completare un’infrastruttura [10]. Il rischio concreto è non arrivare pronti al 2030.

Infine, resta il nodo della convenienza economica per gli armatori. In Italia, il costo dell’energia elettrica è spesso più alto rispetto al carburante navale a basso tenore di zolfo. Senza incentivi o sgravi fiscali, molte compagnie potrebbero non trovare conveniente collegarsi alla rete [11].


6. Esempi concreti

In Italia sono già partiti diversi progetti pilota. A Civitavecchia, la prima nave da crociera si è collegata con successo alla rete elettrica nel 2023 [8]. A Genova e Savona sono in fase avanzata lavori per elettrificare i terminal crociere, mentre Venezia punta sull’alimentazione da terra come strumento per ridurre l’impatto ambientale del traffico passeggeri.

All’estero, la Norvegia rappresenta un caso virtuoso: il porto di Oslo alimenta da anni traghetti e navi passeggeri con energia rinnovabile proveniente da idroelettrico [12]. Anche la California ha imposto l’obbligo di OPS nei principali porti (Los Angeles, Long Beach, Oakland) già dal 2021, con risultati significativi sulla qualità dell’aria [13].


7. Spunti per il dibattito

Il cold ironing è quindi una soluzione concreta o una illusione costosa? Da un lato, offre benefici ambientali immediati, riduce l’inquinamento nei centri urbani portuali e si allinea agli obiettivi europei di decarbonizzazione. Dall’altro, comporta investimenti elevati, tempi lunghi e incertezze economiche per le compagnie.

La domanda aperta è: i porti italiani e le compagnie marittime sapranno trasformare questa sfida in un’opportunità o il rischio è che si traduca in opere sottoutilizzate?


Bibliografia

  1. European Commission — FuelEU Maritime Regulation (UE 2023/1805)
  2. European Environment Agency (2022), Greenhouse gas emissions from transport
  3. ISPRA (2021), Qualità dell’aria nei porti italiani
  4. Transport & Environment (2021), Shore-side electricity in Europe
  5. Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale (2022), Studio sull’elettrificazione del Porto di Genova
  6. Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili (2022), PNRR – Infrastrutture portuali
  7. Assarmatori (2021), Rapporto annuale sulla transizione energetica dei porti
  8. Porto di Civitavecchia (2023), Comunicato stampa – Avvio cold ironing crociere
  9. Clarkson Research (2020), Retrofit costs for OPS in shipping industry
  10. IMO / StraitsResearch — stime costi banchina e mercato per berth electrification
  11. CE Delft — Cost-benefit calculation tool onshore power supply
  12. Port of Oslo (2020), Shore power for ferries and cruise ships
  13. California Air Resources Board (2021), At-Berth Regulation Update
  14. DNV / T&E — analisi adozione OPS in Europa
  15. Frontiers in Energy Research — review tecnica (carichi MW, retrofit, costi)
  16. WBCSD — Business Case Shore-to-Ship
  17. ShippingItaly — stato lavori e appalti OPS in vari porti italiani